27
Dec
Google, un tablet di ottima qualità
Google, entro sei mesi il primo tablet.
Si fa sempre più aspra la rivalità tra Google e Apple.
L’ultima battaglia si combatte nel campo dei tablet. Il board di Google annuncia di voler entrare nel mondo delle tavolette per sfidare Apple. “Nei prossimi sei mesi contiamo di mettere sul mercato un tablet di altissima qualità”, annuncia in un intervista al Corriere della Sera, il presidente di Google Eric Schmidt. Non è la prima volta che si sente parlare di Google Tablet. Era stato ipotizzato ben prima dell’uscita del Motorola Xoom, il primo tablet con Android Honeycomb, ma è rimasto a lungo avvolto nel mistero. Ed ora finalmente è stato confermato ufficialmente senza, peraltro, lasciar trapelare alcuna informazione tecnica. Lo stesso Schmidt prefigura anche una “concorrenza brutale” tra Cupertino e il sistema operativo di Mountain View, Android, nel mercato degli smartphone. Schmidt, che definisce il Ceo di Apple Steve Jobs, scomparso due mesi fa, “il Michelangelo della nostra era”, parla del futuro del sito di condivisione video YouTube. “Sarà più redditizio perché avrà più pubblicità, ma non sarà più televisivo. Anche i nuovi canali che stiamo creando riguardano il web”, sottolinea. “E’ vero che spesso la gente preferisce seguire questi canali in Rete anziché guardare la televisione, ma sono due cose diverse. Abbiamo anche una strategia per consentire all’utente di combinarle insieme, ma è affidata a Google TV”, che “arriverà in Europa nella prima metà del 2012″.
L’ultima battaglia si combatte nel campo dei tablet. Il board di Google annuncia di voler entrare nel mondo delle tavolette per sfidare Apple. “Nei prossimi sei mesi contiamo di mettere sul mercato un tablet di altissima qualità”, annuncia in un intervista al Corriere della Sera, il presidente di Google Eric Schmidt. Non è la prima volta che si sente parlare di Google Tablet. Era stato ipotizzato ben prima dell’uscita del Motorola Xoom, il primo tablet con Android Honeycomb, ma è rimasto a lungo avvolto nel mistero. Ed ora finalmente è stato confermato ufficialmente senza, peraltro, lasciar trapelare alcuna informazione tecnica. Lo stesso Schmidt prefigura anche una “concorrenza brutale” tra Cupertino e il sistema operativo di Mountain View, Android, nel mercato degli smartphone. Schmidt, che definisce il Ceo di Apple Steve Jobs, scomparso due mesi fa, “il Michelangelo della nostra era”, parla del futuro del sito di condivisione video YouTube. “Sarà più redditizio perché avrà più pubblicità, ma non sarà più televisivo. Anche i nuovi canali che stiamo creando riguardano il web”, sottolinea. “E’ vero che spesso la gente preferisce seguire questi canali in Rete anziché guardare la televisione, ma sono due cose diverse. Abbiamo anche una strategia per consentire all’utente di combinarle insieme, ma è affidata a Google TV”, che “arriverà in Europa nella prima metà del 2012″.
28
Oct
expo 2015
Expo 2015: una scommessa da vincere per rilanciare l’Italia, cruciali la comunicazione e il web
Se prenderà la giusta direzione e il giusto slancio, l’Expo milanese del 2015 potrebbe fare da apripista per una nuova primavera del nostro Paese, concludendo la stagione trascorsa sull’orlo della crisi economico-finanziaria e inaugurando quella del rilancio dell’economia, delle esportazioni e del turismo, della digitalizzazione, del nuovo posizionamento dell’Italia come polo del lusso, del bello e del buono.
L’Expo è pertanto una scommessa da vincere, perché la posta in gioco è il futuro dell’Italia. E la scommessa va vinta cominciando subito a costruire un grande evento e comunicandolo al meglio.
È la tesi di Expo. La scommessa – Come giocarsi il futuro dell’Italia con un evento di comunicazione, il volume scritto a quattro mani da Diego Masi, presidente di Go Green Digital e presidente uscente di Assocomunicazione, e Maria Luisa Ciccone, amministratore delegato di Incentive Power & Events, e presentato questa settimana a Milano.
Sono intervenuti alla presentazione, oltre agli autori, anche Roberto Arditti, communication director di EXPO 2015, Gianpiero Borghini, già sindaco di Milano, Massimo Costa, chairman WPP Italia & CEO Young&Rubicam e Giancarlo Vergori, direttore generale di Matrix Spa, in una tavola rotonda moderata da Salvatore Sagone, presidente di ADC Group.
Il volume, ricchissimo di informazioni, dati e analisi, traccia la storia dell’Expo partendo dalla prima esposizione universale di Londra nel 1851, analizza la manifestazione di Shanghai del 2010 e ripercorre le tappe dell’acquisizione milanese. L'obiettivo è però fornire idee e spunti su come sfruttare al meglio la grande occasione Expo 2015: ecco quindi i suggerimenti su cosa le aziende possono fare per partecipare, comunicare e rendersi visibili, su come comunicare l'evento utilizzando la Rete, su come cogliere tutte le opportunità turistiche dell'Expo e, soprattutto, su come Milano potrà renderne centrale il tema portante, quello dell'alimentazione sostenibile.
Il libro propone anche il tema del Fuori Expo che, ancora tutto da progettare e costruire, consentirà, alla stregua del Fuorisalone, di presentare ai visitatori l’eccellenza italiana: ecco dunque l’iniziale mappatura della Milano da coinvolgere, con i suoi quartieri e la sua grande varietà di location da valorizzare e utilizzare come luoghi di aggregazione e comunicazione, ma soprattutto con i suoi cittadini, oggi ancora “freddi” di fronte all’evento e quindi da entusiasmare e rendere partecipi. Expo grande opportunità anche per gli organizzatori di eventi, che nel concept del Fuori Expo potranno trovare occasioni di intervento importanti progettando una rete di eventi collaterali in tutta la città.
Gli interventi durante la tavola rotonda riconfermano tre punti importanti:
la necessità per Milano di riempire l'Expo di contenuti e di contributi sul grande tema del cibo e dell’alimentazione sostenibile;
la necessità di comunicare l’evento, le sue opportunità e le sue fasi di sviluppo ai cittadini, alle imprese e al mondo intero, in una sorta di storytelling non solo digitale che coinvolga i professionisti della comunicazione;
la necessità di costruire un grande evento che lasci un’eredità importante alla città e al Paese, riportando il brand Italia in cima alla classifica. Solo così la scommessa Expo sarà davvero vinta.
Speriamo bene! Importante è crederci e sicuramente i risultati ci saranno.
Se prenderà la giusta direzione e il giusto slancio, l’Expo milanese del 2015 potrebbe fare da apripista per una nuova primavera del nostro Paese, concludendo la stagione trascorsa sull’orlo della crisi economico-finanziaria e inaugurando quella del rilancio dell’economia, delle esportazioni e del turismo, della digitalizzazione, del nuovo posizionamento dell’Italia come polo del lusso, del bello e del buono.
L’Expo è pertanto una scommessa da vincere, perché la posta in gioco è il futuro dell’Italia. E la scommessa va vinta cominciando subito a costruire un grande evento e comunicandolo al meglio.
È la tesi di Expo. La scommessa – Come giocarsi il futuro dell’Italia con un evento di comunicazione, il volume scritto a quattro mani da Diego Masi, presidente di Go Green Digital e presidente uscente di Assocomunicazione, e Maria Luisa Ciccone, amministratore delegato di Incentive Power & Events, e presentato questa settimana a Milano.
Sono intervenuti alla presentazione, oltre agli autori, anche Roberto Arditti, communication director di EXPO 2015, Gianpiero Borghini, già sindaco di Milano, Massimo Costa, chairman WPP Italia & CEO Young&Rubicam e Giancarlo Vergori, direttore generale di Matrix Spa, in una tavola rotonda moderata da Salvatore Sagone, presidente di ADC Group.
Il volume, ricchissimo di informazioni, dati e analisi, traccia la storia dell’Expo partendo dalla prima esposizione universale di Londra nel 1851, analizza la manifestazione di Shanghai del 2010 e ripercorre le tappe dell’acquisizione milanese. L'obiettivo è però fornire idee e spunti su come sfruttare al meglio la grande occasione Expo 2015: ecco quindi i suggerimenti su cosa le aziende possono fare per partecipare, comunicare e rendersi visibili, su come comunicare l'evento utilizzando la Rete, su come cogliere tutte le opportunità turistiche dell'Expo e, soprattutto, su come Milano potrà renderne centrale il tema portante, quello dell'alimentazione sostenibile.
Il libro propone anche il tema del Fuori Expo che, ancora tutto da progettare e costruire, consentirà, alla stregua del Fuorisalone, di presentare ai visitatori l’eccellenza italiana: ecco dunque l’iniziale mappatura della Milano da coinvolgere, con i suoi quartieri e la sua grande varietà di location da valorizzare e utilizzare come luoghi di aggregazione e comunicazione, ma soprattutto con i suoi cittadini, oggi ancora “freddi” di fronte all’evento e quindi da entusiasmare e rendere partecipi. Expo grande opportunità anche per gli organizzatori di eventi, che nel concept del Fuori Expo potranno trovare occasioni di intervento importanti progettando una rete di eventi collaterali in tutta la città.
Gli interventi durante la tavola rotonda riconfermano tre punti importanti:
la necessità per Milano di riempire l'Expo di contenuti e di contributi sul grande tema del cibo e dell’alimentazione sostenibile;
la necessità di comunicare l’evento, le sue opportunità e le sue fasi di sviluppo ai cittadini, alle imprese e al mondo intero, in una sorta di storytelling non solo digitale che coinvolga i professionisti della comunicazione;
la necessità di costruire un grande evento che lasci un’eredità importante alla città e al Paese, riportando il brand Italia in cima alla classifica. Solo così la scommessa Expo sarà davvero vinta.
Speriamo bene! Importante è crederci e sicuramente i risultati ci saranno.
12
Oct
Il Naming! E' strategico dare il giusto nome...
Naming: la scelta del nome è strategia di marketing anche per le imprese turistiche
Il nome di un prodotto è essenziale per crearne l’identità: quando essa emerge per differenziazione rispetto ai concorrenti, anche tramite il sapiente uso grafico di lettere e colori, si ottiene il suo posizionamento, un obiettivo fondamentale del marketing. Ma questo processo di costruzione (naming) è spesso sottovalutato: non tanto dalle aziende di largo consumo, abituate a investire nella creatività, quanto da chi opera nei servizi, come le imprese turistiche.
È stato questo il tema al centro del seminario "Come creare valore attraverso i nomi": strategie di naming tenuto da Laura Rolle, docente di Semiotica della pubblicità all’università di Torino, durante la prima giornata dei TTG Lab, i workshop di approfondimento e formazione dedicati ai professionisti nell’ambito di TTG Incontri, la fiera B2B del turismo che ha avuto luogo a Rimini la settimana scorsa.
Un workshop caratterizzato dal susseguirsi serrato di esempi e indicazioni utili per chiunque debba affrontare le sfide del mercato. Il nome di quello che vendiamo, avverte la Rolle, “non è un’etichetta ma un microtesto”, che deve “dialogare” con il target di riferimento. Per questo motivo la celebre auto Fiat destinata ai giovani è stata chiamata Panda e non Rustica (era una delle idee iniziali) e i famosi dolcetti Perugina, Baci e non Cazzotti (si pensava ricordassero la forma di un pugno).
Se il naming è errato o non abbastanza lungimirante si possono avere gravi ripercussioni sul budget: un nome troppo specifico, ad esempio, anche se ha successo potrebbe poi limitare le evoluzioni o la percezione futura del prodotto.
“Perlana ha dovuto investire per comunicare ai suoi clienti che il detersivo era perfetto anche per altri tessuti” sottolinea la Rolle.
Inoltre, “il nome è la cosa più difficile da cambiare in un prodotto, soprattutto se andava già bene e quindi si era sedimentato: le aziende che sono state costrette a farlo hanno speso fino a dieci volte quanto avevano investito all’inizio per lanciare un determinato messaggio” nota la semiologa.
Secondo la Rolle, le aziende italiane che operano nell’hospitality e nel turismo dovrebbero chiedersi quale sia l'investimento in marketing più opportuno.
Spesso occorre uno sforzo per posizionarsi in modo più deciso, per esempio caratterizzando maggiormente il proprio prodotto o servizio; nelle realtà di piccole e medie dimensioni occorre soprattutto valorizzare quanto già presente, anche attraverso un naming più accurato (ad esempio, trovando nomi più evocativi per i servizi e le soluzioni ricettive proposte).
Il nome di un prodotto è essenziale per crearne l’identità: quando essa emerge per differenziazione rispetto ai concorrenti, anche tramite il sapiente uso grafico di lettere e colori, si ottiene il suo posizionamento, un obiettivo fondamentale del marketing. Ma questo processo di costruzione (naming) è spesso sottovalutato: non tanto dalle aziende di largo consumo, abituate a investire nella creatività, quanto da chi opera nei servizi, come le imprese turistiche.
È stato questo il tema al centro del seminario "Come creare valore attraverso i nomi": strategie di naming tenuto da Laura Rolle, docente di Semiotica della pubblicità all’università di Torino, durante la prima giornata dei TTG Lab, i workshop di approfondimento e formazione dedicati ai professionisti nell’ambito di TTG Incontri, la fiera B2B del turismo che ha avuto luogo a Rimini la settimana scorsa.
Un workshop caratterizzato dal susseguirsi serrato di esempi e indicazioni utili per chiunque debba affrontare le sfide del mercato. Il nome di quello che vendiamo, avverte la Rolle, “non è un’etichetta ma un microtesto”, che deve “dialogare” con il target di riferimento. Per questo motivo la celebre auto Fiat destinata ai giovani è stata chiamata Panda e non Rustica (era una delle idee iniziali) e i famosi dolcetti Perugina, Baci e non Cazzotti (si pensava ricordassero la forma di un pugno).
Se il naming è errato o non abbastanza lungimirante si possono avere gravi ripercussioni sul budget: un nome troppo specifico, ad esempio, anche se ha successo potrebbe poi limitare le evoluzioni o la percezione futura del prodotto.
“Perlana ha dovuto investire per comunicare ai suoi clienti che il detersivo era perfetto anche per altri tessuti” sottolinea la Rolle.
Inoltre, “il nome è la cosa più difficile da cambiare in un prodotto, soprattutto se andava già bene e quindi si era sedimentato: le aziende che sono state costrette a farlo hanno speso fino a dieci volte quanto avevano investito all’inizio per lanciare un determinato messaggio” nota la semiologa.
Secondo la Rolle, le aziende italiane che operano nell’hospitality e nel turismo dovrebbero chiedersi quale sia l'investimento in marketing più opportuno.
Spesso occorre uno sforzo per posizionarsi in modo più deciso, per esempio caratterizzando maggiormente il proprio prodotto o servizio; nelle realtà di piccole e medie dimensioni occorre soprattutto valorizzare quanto già presente, anche attraverso un naming più accurato (ad esempio, trovando nomi più evocativi per i servizi e le soluzioni ricettive proposte).





